Il 4 e 5 ottobre ricorre l'81° anniversario del martirio di Norma Cossetto: simbolo di memoria, vittima della pulizia etnica dei comunisti di Tito

In questi giorni l'Italia commemora la brutale uccisione della giovane studentessa istriana, insignita nel 2005 della Medaglia d'oro al Merito civile, a cui anche il Consiglio Comunale di Peschiera Borromeo ha voluto dedicare l'Auditorium della Biblioteca, ma senza ancora darne seguito

"La veirà non sta in silenzio" particolare del quadro della pittrice Carla Bruschi dedicato a Norma Cossetto insignita nel 2005 della Medaglia d'oro al Merito civile

A Norma Cossetto:

A Norma Cossetto: "La Verità non sta in silenzio" Opera di Carla Bruschi

Il 4 e 5 ottobre 2024, ricorre l'81° anniversario del Martirio di Norma Cossetto, una delle figure più simboliche delle vittime delle Foibe e della violenza che sconvolse le terre di confine, in particolare l'Istria, Fiume e la Dalmazia, tra Italia, Slovenia e Croazia durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. La sua morte, avvenuta nel 1943 per mano dei partigiani comunisti jugoslavi legati al regime di Tito, rappresenta uno degli episodi più atroci di quel periodo. Il ricordo di questo assassinio non solo continua a sconvolgfere l'Italia intera, ma ha anche sollevato dibattiti che continuano a persistere ancora oggi, legati alle motivazioni e alla violenza estrema subita da questa giovane donna, innocente e disinteressata alla politica.

Norma Cossetto è ricordata in molte città italiane, inclusa Peschiera Borromeo, dove il Consiglio Comunale ha deliberato l'intitolazione del nuovo Auditorium della Biblioteca Gerosa Brichetto in sua memoria. Tuttavia, nonostante la decisione, fino ad oggi non è mai stato dato seguito a tale intitolazione, lasciando l'Auditorium della biblioteca ancora senza il nome ufficiale dedicato a Norma Cossetto.

Norma era una brillante studentessa di Lettere e Filosofia presso l'Università di Padova e, prima della sua morte, si stava preparando alla laurea con una tesi sulle caratteristiche geografiche dell'Istria. Era molto conosciuta nella sua comunità, una ragazza solare e benvoluta da tutti. Tuttavia, nel clima di tensione e violenza che si era venuto a creare in Istria con l'avanzata delle truppe partigiane jugoslave, la sua vita fu brutalmente interrotta.

Nel settembre del 1943, l'Istria era un territorio in subbuglio. Dopo l'armistizio dell'8 settembre e il crollo delle forze fasciste italiane, i partigiani jugoslavi di Tito presero il controllo di diverse aree della regione, iniziando una serie di rappresaglie contro la popolazione italiana locale. Fu in questo contesto che Norma venne sequestrata, il 25 settembre, dai partigiani comunisti jugoslavi. La giovane fu inizialmente condotta presso la caserma della Guardia di Finanza di Parenzo, insieme a suo padre e ad altre persone, tutte arrestate con l'accusa di collaborazionismo con il regime fascista.

Da qui cominciò il calvario di Norma. Nonostante non vi fossero prove a suo carico, la ragazza venne trattenuta e poi trasferita in una scuola elementare a Visinada, adibita a prigione dai partigiani. Qui, le sue sofferenze si acuirono drammaticamente: nei giorni successivi, fu sottoposta a ripetuti stupri da parte dei suoi carcerieri, brutalmente torturata e infine uccisa. La notte fra il 4 e il 5 ottobre 1943, Norma fu gettata nella foiba di Villa Surani, una delle cavità carsiche utilizzate per nascondere i corpi delle vittime in quei tragici anni.

Le modalità dell'assassinio di Norma Cossetto sono un simbolo dell'orrore che colpì la popolazione italiana dell'Istria, una delle terre di confine contese. La violenza a cui fu sottoposta non fu soltanto un atto di guerra, ma un'azione mirata a terrorizzare la popolazione italiana, considerata un ostacolo nel processo di espansione territoriale voluto dal regime del Maresciallo Josip Broz Tito. Norma, come molte altre vittime, fu colpita non per le sue convinzioni politiche, ma semplicemente perché apparteneva alla comunità italiana.

I responsabili di questo brutale crimine furono membri dei partigiani comunisti jugoslavi, che tra il 1943 e il 1945 condussero una campagna di pulizia etnica volta a eliminare la presenza italiana dalle terre istriane, dalmate e friulane. L'assassinio di Norma Cossetto si inserisce dunque in un quadro più ampio di violenze che colpirono migliaia di persone, molte delle quali subirono il medesimo tragico destino: rapimenti, torture, stupri e infine la morte, con i loro corpi nascosti nelle profondità delle foibe.

La scoperta del corpo di Norma avvenne il 10 dicembre 1943, quando alcuni abitanti locali riuscirono a recuperare i resti di diverse vittime dalle foibe della zona. Tra quei corpi c'era anche quello di Norma, riconosciuta grazie agli indumenti che indossava e ai segni indelebili della violenza subita. La sua morte fu nascosta all'Italia intera per decenni, diventando solo successivamente uno dei simboli della tragedia delle Foibe.

L'8 maggio 1949 l'allora rettore dell'Università di Padova, lo storico Aldo Ferrabino, conferì la laurea ad honorem in lettere a Norma Cossetto.

Nel 2005 fu insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile, un riconoscimento alla memoria per il suo coraggio e la brutalità con cui fu strappata alla vita. La motivazione ufficiale recita: «Catturata e barbaramente seviziata da soldati slavi, sacrificava la propria giovane esistenza, mantenendo intatta la sua fede in Dio e nella Patria. Esempio luminoso di coraggio e di amor patrio».

Questi riconoscimenti, seppur simbolici, hanno aiutato a mantenere viva la sua memoria e quella di tutte le vittime di una violenza che colpì indiscriminatamente uomini e donne, colpevoli solo di trovarsi in una zona geografica contesa.

Oggi, a 81 anni dalla sua morte, la memoria di Norma Cossetto è onorata in numerose città italiane attraverso la manifestazione "Una Rosa per Norma" promossa dal Comitato 10 febbraio, attraverso vie, piazze e monumenti che portano il suo nome. Negli ultimi anni, la figura di Norma è diventata anche un simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne, incarnando la sofferenza di tutte coloro che hanno subito brutalità e abusi. Tuttavia, la sua storia, e quella di tante altre vittime delle Foibe, è ancora oggi oggetto di discussione e talvolta di strumentalizzazioni politiche. Ciò che rimane indiscutibile, però, è la brutalità del suo assassinio e il fatto che fu vittima di una delle pagine più nere della storia europea del XX secolo. A Peschiera Borromeo, si attende ancora che l'Auditorium della Biblioteca Gerosa Brichetto venga ufficialmente intitolato a lei, come deciso dal Consiglio Comunale.

Giulio Carnevale