Foibe, Genova, il segratese Piero Tarticchio, ospite della seduta solenne del Consiglio regionale della Liguria sul Giorno del Ricordo
Lo scrittore e esule, che ha avuto sette famigliari infoibati, ha ricevuto il Premio Ernesto Bruno Valenziano destinato a chi si è distinto nell'impegno per la tutela dei diritti dei Giuliano Dalmati

Il discorso di Piero Tarticchio
Genova, 6 febbraio 2020. «Tra il 1943 e il 1945 nella prima e seconda ondata di infoibamenti ho
perso sette familiari, noi testimoni della tragedia stiamo invecchiando e
ci stiamo estinguendo, mi domando chi ricorderà dopo che ce ne saremo
andati». Sono le parole dello scrittore Piero Tarticchio, presidente del
Centro di cultura Giuliano-Dalmata, stamani a Genova a margine della
seduta solenne del Consiglio regionale della Liguria per il Giorno del
Ricordo, dedicata ai morti delle foibe e all'esodo giuliano dalmata.
Presenti il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco
Marco Bucci.
Tarticchio nel suo intervento ha ricordato la morte
un mese fa di Giuseppe Comand, l'ultimo testimone diretto che
nell'autunno 1943 con i vigili del fuoco di Pola si calò nelle foibe per
recuperare alcune salme. «Ai giovani dico che bisogna conoscere prima
di tutto e poi ricordare - commenta Tarticchio -, purtroppo la storia
delle foibe è stata insabbiata e avvolta nel silenzio di Stato per
cinquantasette lunghissimi anni».
«Lo scopo dei Consigli straordinari
solenni è stroncare sul nascere ogni tentativo di negazionismo -
sottolinea il presidente del Consiglio regionale Alessandro Piana -,
purtroppo ci sono sempre tentativi di negare tragedie che coinvolsero
l'Europa e l'Italia, noi vogliamo ricordarle anche attraverso l'impegno
dei giovani coinvolti in un concorso».
Nel pomeriggio si è tenuto alla Libreria San Paolo di Genova un incontro con l'autore e giornalista Piero Tarticchio. L'autore, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Nascinguerra (Dalai Editore), ha ricevuto anche il Premio Ernesto Bruno Valenziano destinato a chi si è distinto nell'impegno per la tutela dei diritti dei Giuliano Dalmati da Fulvio Mohoratz, delegato per la Liguria della presidenza nazionale dell'Anvgd. La storia del romanzo Nascinguerra è duplice. Una si svolge nell'Istria d'inizio Ottocento, l'altra inizia nel 1935 e termina dopo la seconda guerra mondiale. Ma la vita dei due protagonisti, divisi da oltre un secolo, è legata da profonde connessioni. Nascinguerra, un pescatore istriano, muore improvvisamente mentre racconta la sua vita a un giornalista, e l'intervistatore cerca di completare il racconto attraverso le testimonianze di chi l'ha conosciuto: ne esce la storia di un lontano antenato del pescatore, un soldato francese, e delle sue peripezie in terra istriana, dove è fortunosamente arrivato dietro le milizie napoleoniche.
Nel pomeriggio si è tenuto alla Libreria San Paolo di Genova un incontro con l'autore e giornalista Piero Tarticchio. L'autore, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Nascinguerra (Dalai Editore), ha ricevuto anche il Premio Ernesto Bruno Valenziano destinato a chi si è distinto nell'impegno per la tutela dei diritti dei Giuliano Dalmati da Fulvio Mohoratz, delegato per la Liguria della presidenza nazionale dell'Anvgd. La storia del romanzo Nascinguerra è duplice. Una si svolge nell'Istria d'inizio Ottocento, l'altra inizia nel 1935 e termina dopo la seconda guerra mondiale. Ma la vita dei due protagonisti, divisi da oltre un secolo, è legata da profonde connessioni. Nascinguerra, un pescatore istriano, muore improvvisamente mentre racconta la sua vita a un giornalista, e l'intervistatore cerca di completare il racconto attraverso le testimonianze di chi l'ha conosciuto: ne esce la storia di un lontano antenato del pescatore, un soldato francese, e delle sue peripezie in terra istriana, dove è fortunosamente arrivato dietro le milizie napoleoniche.

Il pubblico e le autorità presenti
Piero Tarticchio
Pietro (poi Piero) Tarticchio, nato in Gallesano (in croato Galižana) in
Istria vicino a Pola, ora residente a Segrate (MI), è stato costretto
all'esodo, nel 1947, dai partigiani del maresciallo Josip Broz Tito, che
uccisero e gettarono nelle foibe sette suoi parenti, tra cui il padre e
don Angelo Tarticchio, sacerdote. Dal 1946 è artista grafico e
successivamente diventa anche giornalista, pubblicista e scrittore
componendo diversi libri per preservare la memoria sul tema dell'esodo
istriano e delle foibe. È stato direttore del mensile Arena di Pola, ed è
presidente del Centro di Cultura giuliano-dalmata.