Peschiera, approvata mozione (ANPI) per il riconoscimento dello stato della Palestina; per Di Matteo quelli di Hamas non sono terroristi

Accosa (FdI), Scarpato e Orfei (Liste civiche) bollano l’iniziativa come ideologica e irricevibile nel metodo e nel merito, e lasciano l’aula. La maggioranza replica: «Non si sono assunti la responsabilità»

Un dibattito acceso, tra tensioni politiche e divergenze profonde sulla politica internazionale, ha caratterizzato la discussione nel Consiglio comunale di Peschiera Borromeo sulla mozione che richiede il riconoscimento dello Stato di Palestina, presentata dai consiglieri Mara Chiarenti (Partito democratico), Antonella Parisotto (Peschiera Riparte), Antonio Buono (Movimento 5 Stelle) e Franco Brioschi (Alleanza Verde e Sinistra), su suggerimento dell’ANPI.

Le ragioni della mozione
Antonella Parisotto ha illustrato le motivazioni della mozione, ricordando che il riconoscimento dello Stato palestinese è sostenuto da risoluzioni dell’ONU, dal Parlamento europeo e da 146 stati membri delle Nazioni Unite. «Il riconoscimento internazionale della Palestina è fondamentale per garantire pari dignità politica», ha sottolineato Parisotto. La mozione impegna il Comune a chiedere al Governo italiano di agire per il riconoscimento pieno della Palestina e di fermare la colonizzazione israeliana dei territori palestinesi.

L’opposizione accusa: «Una mozione ideologica e fuori contesto»
Stefania Accosa (Fratelli d'Italia) ha duramente contestato la mozione, denunciandola come una «fuga dalla realtà» e accusando la maggioranza di trascurare i problemi locali per affrontare questioni fuori competenza: «Non siamo all'ONU, dobbiamo risolvere problemi di prossimità». Accosa ha espresso una forte preoccupazione per quella che ritiene essere una strategia ideologica perseguita dalla maggioranza, dichiarando esplicitamente: «Sto unendo i puntini e osservando come si sta comportando questa amministrazione» Accosa ha sostenuto che dalla celebrazione del 4 novembre con uno storico politicamente schierato contro Israele, al silenzio istituzionale dell'ANPI durante la giornata della Memoria il 27 gennaio, fino alla concessione di spazi ad associazioni che distribuiscono volantini critici verso Israele, ci sia un file rouge che unisce il tutto alla mozione discussa ieri sera. «Mi preoccuperei al vostro posto di monitorare il territorio piuttosto che andare oltre confine. Questa amministrazione dà una visione unilaterale del conflitto, non oggettiva», ha ribadito.

Mario Orfei (Ama Peschiera) ha condiviso queste critiche, evidenziando il mancato intervento sui problemi reali dei cittadini, dall’inefficienza degli uffici tecnici comunali al degrado urbano: «Non possiamo parlare di diritti internazionali quando calpestiamo quelli quotidiani dei nostri cittadini». Orfei ha sottolineato l'improprietà formale della mozione, che ritiene essere una strategia per coprire la crisi amministrativa interna: «Il Consiglio Comunale viene utilizzato per posizioni di politica estera, mentre si ignorano i veri problemi». Ha poi ampliato il discorso citando le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Come affermato chiaramente dal Ministro, il riconoscimento dello Stato di Palestina non può avvenire finché questo rimane dominato da organizzazioni terroristiche come Hamas. Serve prima un governo democratico palestinese riconosciuto anche da Israele». Inoltre, ha insistito sul fatto che la pace e la nascita dello Stato palestinese siano impossibili finché gli stati arabi non riconosceranno il diritto di Israele a esistere: «Solo allora potrà iniziare un vero dialogo».

La dichiarazione controversa su Hamas
Il dibattito ha visto anche la controversa dichiarazione di Carmen Di Matteo (Cittadinanza Attiva), che ha affermato di non considerare Hamas un’organizzazione terroristica, ma «resistenza», provocando la netta presa di distanza solo del Presidente del Consiglio, Moreno Mazzola, e la dura replica di Accosa: «È fuori dal mondo negare che Hamas sia terrorismo».


Le dichirazioni di Carmen Di Matteo»

Difesa della mozione da parte della maggioranza
Mara Chiarentin (Partito Democratico) ha difeso la scelta della maggioranza, ribadendo l’importanza del riconoscimento palestinese: «È il minimo che possiamo fare per evitare l’estinzione di quel popolo, serve un piccolo gesto». Antonio Buono (M5S) ha insistito sulla legittimità della mozione, vista la gravità della situazione internazionale, e ha sostenuto la posizione della Corte Penale Internazionale su Netanyahu: «Noi cittadini abbiamo il diritto di esprimerci».

Andrea Scarpato e l'abbandono dell’aula Andrea Scarpato (Lista Civica Scarpato Sindaco) ha espresso amarezza per l’incapacità di gestire il dibattito in modo più costruttivo, sottolineando come l’opposizione abbia abbandonato l’aula per protesta contro l’atmosfera conflittuale generata dalla discussione.

Il voto e le conseguenze La mozione è stata infine approvata con 10 voti favorevoli, in assenza della minoranza. Resta però il malcontento, evidente nelle parole di Orfei, Accosa e Scarpato, convinti che questa scelta distolga l’attenzione dalle problematiche locali e sia unicamente un’espressione di retorica ideologica.

Il dibattito riflette divisioni profonde non solo sulla questione palestinese ma anche sull'identità e sul ruolo della politica locale rispetto a tematiche globali.

La gestione del dibattito e le proteste di Stefania Accosa e Mario Orfei
Il Consigliere Stefania Accosa ha anche criticato duramente la gestione del Consiglio comunale, accusando la presidenza di non intervenire adeguatamente quando dagli spalti sono arrivati commenti, applausi di approvazione o scherno, creando a suo avviso un clima ostile e poco rispettoso del dibattito democratico. Accosa ha inoltre espresso forte disappunto per non averle concesso la parola per un fatto personale che riteneva lesivo, accusando così la conduzione del Consiglio di mancare di imparzialità e di favorire implicitamente certe posizioni politiche.

«Quello che è accaduto durante la seduta del 3 aprile è gravissimo – ha dichiarato Mario Orfei –. Il Presidente del Consiglio comunale mi ha negato la possibilità di intervenire per la dichiarazione di voto, con la motivazione che avrei già espresso la mia posizione. Ma non è vero: mi ero limitato a dire “per i motivi espressi, vi invitiamo a ritirare questa mozione fuori luogo, fuori tempo e fuori contesto”, senza formulare alcuna dichiarazione di voto formale. È inaccettabile che si neghi a un consigliere eletto il diritto di parola, mentre poco dopo si è consentito lo stesso intervento a un consigliere del Movimento 5 Stelle, che invece aveva già ampiamente espresso la propria posizione politica. Questo comportamento non è solo scorretto, ma profondamente lesivo dei principi democratici che dovrebbero governare i lavori del Consiglio comunale. Il Presidente dovrebbe essere garante di imparzialità, non strumento di parte».

Il Comunicato della maggioranza in merito ai fatti
«La coalizione Insieme per Peschiera composta da Partito Democratico, Peschiera Riparte, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle – esprime soddisfazione per l’approvazione delle mozioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina e sulla difesa dell’Articolo 11 della Costituzione Italiana. L’intera maggioranza, unitamente alla consigliera di minoranza Carmen Di Matteo, ha votato compatta a favore, dimostrando coerenza e responsabilità su temi di grande rilevanza. Al contrario, il resto dell’opposizione ha scelto di abbandonare l’aula, evitando di esprimere una posizione chiara. Una decisione che riteniamo inaccettabile, poiché non solo priva il dibattito di un reale confronto, ma denota anche una volontà di sottrarsi a una presa di responsabilità politica. Le motivazioni addotte per giustificare l’uscita dall’aula si sono rivelate futili e pretestuose, finalizzate unicamente a sminuire il valore delle mozioni senza affrontarle nel merito. Se l’opposizione avesse voluto modificare i testi, avrebbe potuto proporre emendamenti. Invece, ha preferito criticare senza poi partecipare al voto, un atteggiamento che svilisce il ruolo stesso del consiglio comunale. È ancora più grave se si considera che nel 2021 lo stesso consiglio approvò una mozione contro i totalitarismi, anch’essa di carattere internazionale. Allora nessuno sollevò obiezioni sul fatto che il tema andasse oltre i confini locali: due pesi e due misure, un atteggiamento contraddittorio che non possiamo accettare. L’uscita dall’aula si è protratta anche durante la mozione con la proposta di adesione del nostro comune alla rete Avviso Pubblico - Enti Locali e Regioni contro mafie e corruzione. Noi continueremo a portare avanti il nostro impegno per i diritti, la pace e il rispetto dei principi costituzionali, sempre nel rispetto del dibattito democratico e della responsabilità che il nostro ruolo ci impone», recita il Comunicato stampa della maggioranza.