Hammamet è al cinema. Parla Gian Stefano Milani, ex dirigente e onorevole socialista (non craxiano): «Film compassionevole e perfido»
Appena uscito nelle sale cinematografiche, il film che racconta gli ultimi mesi di vita del leader socialista Bettino Craxi ha già suscitato numerose polemiche

Pierfrancesco Favino in un fotogramma del film
11 gennaio 2020
È uscito giovedì 9 gennaio nelle sale cinematografiche italiane il film Hammamet, diretto da Gianni Amelio e interpretato da Pierfrancesco Favino. Prodotto in occasione del ventennale della scomparsa di Bettino Craxi, il film, a detta del regista, non vuole essere una biografia «né il resoconto esaltante o travagliato di un partito. Meno che mai un film che desse ragione o torto a qualcuno». Nonostante le intenzioni, come era facilmente immaginabile, la pellicola ha riportato allo scoperto del dibattito pubblico un capitolo della Storia e della politica italiana tutt’altro che chiuso. Alle intenzioni dei produttori e ai tentativi di obiettive analisi storiche si sono fin da subito unite diatribe mai del tutto sopite e adesso di nuovo al centro di dibattiti e polemiche
7giorni ha sentito in proposito l’opinione di Gian Stefano Milani, deputato socialista dal 1987 al 1992 e già assessore comunale a Milano nella giunta Tognoli.
Signor Milani, Lei conosceva Bettino Craxi e ha fatto parte per diversi anni del gruppo dirigente del Partito Socialista. Ha già avuto modo di vedere il film di Gianni Amelio uscito ieri nelle sale cinematografiche?
Faccio una premessa: io sono stato, e sono tutt’ora, un socialista, ma non sono stato craxiano; le mie divergenze con Bettino sono state però puramente di natura politica e di indirizzo ideologico, nessun rancore personale. Per rispondere alla Sua domanda: sì, ho già visto il film di Amelio.
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Pierfrancesco Favino si strasforma in Bettino Craxi
Come l’ha trovato? Ci dia qualche impressione a caldo?
È
un film, se mi è concesso, compassionevole e perfido. Mi spiego.
Compassionevole perché racconta la sofferenza, la solitudine e
l’impossibilità di Craxi di comunicare in modo opportuno e nelle sedi
appropriate la propria visione delle cose. Perfido perché nel film non
si dà conto dell’importanza della svolta epocale impressa da Craxi alla
politica italiana, alla vita del paese e, soprattutto alla sinistra,
contestando l’egemonia ideologica del Pci e del comunismo in generale.
Lo dico io che pure non sono stato craxiano. In ogni caso la mia
adesione alla svolta patrocinata da Bettino nei confronti del modello
comunista era assoluta e totale. Il film accredita inoltre l’idea di un
Craxi semplice uomo di potere che si trova in esilio per sfuggire alla
giustizia; in questo modo si accredita la tesi, assolutamente
fuorviante, di un mondo politico puro e genuino macchiato solo dalla
corruzione e dalle ruberie dei socialisti.
«Come è noto, su questa Terra le verità sono tutte relative»
Nel
film di Gianni Amelio la figura di Craxi è interpretata da
Pierfrancesco Favino. Il regista ha sottolineato: «Per questo film io
volevo Favino, nessun altro». Pensa che l’interpretazione dell’attore
romano, al di là della somiglianza fisica resa possibile dalle moderne
tecniche di make-up, sia aderente al Craxi storico?
Devo
ammettere che sono rimasto colpito dalla assoluta identificazione di un
Favino mostruoso e spettacolare con il personaggio che è chiamato a
portare in scena; gli dovrebbero dare un Oscar, se solo la pellicola ne
meritasse uno… Sono stato un ammiratore di Amelio e mi duole dire che
questo film risulta molto al di sotto della fama e delle capacità del
regista. Traspare l’intenzione di Amelio di non esporsi personalmente
per restituire al pubblico la verità dei fatti.
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Gian Stefano Milani ad un recente convegno del Movimento Social Democrazia svoltosi a Milano
Cosa si sarebbe aspettato di diverso dal film? Quale idea si era fatto prima di vederlo?
Non
mi ero fatto particolari aspettative; mi aspettavo però che il film
desse conto, seppur in maniera sintetica e magari anche critica, della
sofferenza dell’esule ma anche della vicenda politica che costituisce il
presupposto della sconfitta e dell’esilio, sia che lo si intenda
effettivamente come tale sia che lo si ritenga una latitanza. Nulla di
più, certamente non mi aspettavo un’apologia, anche perché sono sempre
contrario alle apologie.
Quale significato politico ha o può avere, a Suo avviso, l’uscita di questo film a 20 anni dalla scomparsa dal grande leader socialista?
Il
film sanziona lo stato di cose, il “già detto”. Convalida le tesi
contrapposte che nel corso degli anni sono state espresse riguardo alla
vicenda Craxi. Questo mi pare il lascito del lungometraggio. Mi pare
inoltre che si possa leggere in controluce che, a vent’anni dalla
scomparsa dell’uomo, la sinistra ex-comunista non abbia alcuna
intenzione né il coraggio di rivedere, seppur criticamente, il proprio
giudizio sui Craxi perché questo implicherebbe un’autocritica che
nessuno ha intenzione di fare.
«Il Partito socialista in Italia non c’è più, però il filone socialdemocratico in Europa non è morto; si pensi al Parlamento di Bruxelles»
Chiuderei con una domanda più…
tecnica. Quale è il politico, uomo o magari anche donna, tra quelli di
oggi, ammesso che ve ne sia uno, che più si avvicina a Bettino non tanto
nell’indirizzo ideologico quanto nell’impostazione e nel modo di fare
politica? Sarebbe più propenso a scorgere una tale figura nella sinistra
o nella destra?
Perché la sinistra esiste ancora?
(ride) Vedo piuttosto un tentativo di appropriarsi dell’eredità di Craxi
in figure come Bossi, Giorgetti e Salvini. Questo solo per quanto
riguarda l’aspetto leaderistico impresso da Craxi al partito, Bettino
era un capo. Lei sa chi è oggi il Capitano? (Ride ancora) Si cerca di
giustificare in questo modo l’attuale propensione della destra per il
sovranismo, spesso citando impropriamente Sigonella. Ma quella fu una
cosa diversa, un unicum. Craxi e i socialisti lavoravano per l’Unione
europea, non per sottrarre l’Italia all’Europa. Tramontato Berlusconi,
che non ha lasciato alcuna eredità, l’assenza di un filone
liberal-democratico ha lasciato il campo ad una destra che oggi -Salvini
come Meloni- vuole passare per sovranista ma si tratta, nei fatti, di
neonazionalismo. Ci tengo a specificare che Bettino faceva parte di un
ceto politico molto qualificato, che oggi viene spregiativamente
liquidato con la dicitura di Prima repubblica; oggi nessuno tra coloro
che dominano la scena ha fatto lo sforzo di diventare un vero politico.
Concludo così: la politica è un talento, un po’ come essere un
calciatore talentuoso. Poi però il talento va coltivato e costruito
negli anni; se così non avviene beh… i risultati sono sotto gli occhi di
tutti. Si è pensato che la tanto incensata società civile fosse la
soluzione e che la politica potesse essere improvvisata. La domanda, che
giro a Lei, è la seguente: è davvero così?
Emanuele Grassini

Gian Stefano Milani ai tempi del Governo Craxi
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11 gennaio 2020